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L’INTENZIONE YOGA

Tutto ciò che facciamo, ogni atto, processo o viaggio in cui ci impegniamo, dobbiamo affrontarlo con Intenzionalità. Senza intenzionalità, diventa difficile riunire in una crescita coerente le probabilità e le finalità che compongono i nostri viaggi spesso disordinati. Cosa intendo per intenzionalità? Voglio dire, sapere dove vorresti essere diretto. Non nel senso di obiettivi precisi e inflessibili. Più nel senso di conoscere l’Intenzione, o Sankalpa, dietro ogni atto. In sanscrito, Sankalpa, significa voto o “la regola da seguire al di sopra di tutte le altre regole”. Si riferisce a una connessione con la verità più alta. È un voto e un impegno che facciamo per sostenere la nostra più alta verità e onorare il significato più profondo della nostra vita. Un Sankalpa si riferisce  ad uno spazio arco temporale-interiore più ampio della nostra vita, il nostro dharma, il nostro scopo principale per cui  siamo qui, ora. “Conosco il rapporto che voglio avere con me stesso. So’ come voglio sentirmi riguardo al mio lavoro. Conosco il rapporto che voglio avere con le mie finanze. Conosco l’impatto che vorrei avere sulla mia comunità”. Avvicinarsi alla vita con Intenzionalità significa che tutte le piccole cose che fai – le scelte salutari, la gestione delle tue spese, la routine quotidiana – assumono forza e significato extra. Sai perché li stai facendo. Sai dove possono portarti. Ci sono alcuni rituali piccoli ma di grande impatto che puoi adottare, per impregnare le tue azioni di significato e riportarti all’intenzionalità. Scegli cinque valori che rappresentano le caratteristiche distintive della vita che conduci (ad esempio compassione, crescita, creatività, generosità, onestà, scoperta, giustizia, responsabilità, indipendenza, ecc.). Una volta al giorno, una volta alla settimana o ogni volta che ti eserciti, ripassa il modo in cui ti sei allineato con questi valori. Quando devi affrontare una scelta o una decisione, fai riferimento a questi valori per fungere da guida. Crea da loro un mantra che puoi usare ogni volta che ne hai bisogno. Per mantra intendo una frase piccola, sintetica e chiara che rappresenti la tua intenzione. E ripetila a te stessa. Per esempio “Io sto migliorando come persona”. Diventa creativo! Scegli con cura le parole del tuo salnkalpa perché ogni parola ha un peso karmico nell’universo. Per questo cura anche lo stato vitale con il quale esprimi il tuo sankalpa. Ad esempio la rabbia. Ed osserva giorno dopo giorno come questo stato vitale si rasserena. Si placa, indipendentemente dalla trasformazione della cosa. Il sankalpa è la tappa iniziale e finale del processo. Alla fine del quale tu avrai manifestato quel sankalpa. E’  importante esprimere una frase al tempo presente. Esprimere il verbo al futuro porrà il sankalpa nell’irrealizzabilità di un futuro lontano. Non nella concretezza di un presente reale.  Crea dei post-it da mettere in giro per casa, così ti ricorderai sempre chi vuoi essere. Inizia ogni giorno con un esercizio di pranayama o una sessione di respirazione, di soli cinque minuti se sei di fretta, durante i quali ti concentri sulla tua intenzione. Il tuo Sankalpa potrebbe essere un’intenzione per questo mese, questo giorno, quest’anno – qualunque cosa ti senta a tuo agio! Prima di iniziare qualsiasi progetto o eseguire qualsiasi azione, prendi un respiro e parla a te stesso della tua intenzione. Ricorda a te stesso la relazione tra le tue azioni e la tua intenzione.

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YOGA: CONNETTERSI CON IL SENSO DELLA DELLA VITA

यत्करोषि यदश्नासि यज्जुहोषि ददासि यत्।
यत्तपस्यसि कौन्तेय तत्कुरुष्व मदर्पणम्॥

yat karoṣi yad aśnāsi yaj juhoṣi dadāsi yat
yat tapasyasi kaunteya tat kuruṣva mad-arpaṇam

Qualunque cosa tu faccia, qualunque cosa mangi, qualunque cosa tu dia in aiuto a un altro, anche le tue austerità e sofferenze, o figlio di Kunti, fai tutto come un’offerta per me. (Bhagavad-Gītā) IX.27

Il significato della vita è abbandonare tutte le meschinità. Quando la meschinità svanisce, ciò che rimane è la gentilezza. Scegliere la gentilezza rispetto alla meschinità significa vivere una vita significativa. Lo scopo della nostra vita è ricordare chi siamo veramente – ricordare la nostra connessione eterna con la fonte suprema – con Dio. Questo ricordo è chiamato autorealizzazione, risveglio, illuminazione e yoga. Questo risveglio avviene quando l’anima si rende conto che non è solo un ego separato incapsulato nella pelle, un corpo mortale e una mente, ma che è la residenza vivente di Dio.

Vivere una vita intenzionale significativa rende la vita degna di essere vissuta e dà uno scopo alla nostra vita. Dio è Amore, e quel grande amore vive dentro di noi così come in ogni essere vivente come atman, l’anima eterna. Risvegliarsi spiritualmente è ricordare la presenza di Dio nella tua vita. Nella Bhagavad-Gita, Krishna suggerisce una semplice pratica, per risvegliare questo ricordo. Dice: “ricordati di me in tutto ciò che fai. Chiama il mio nome. Prima di mangiare o bere qualcosa, offritelo prima a Me. Rendi ogni azione un’offerta per me, poi sarò presente nella tua vita “. È così che rendi spirituale coscientemente la tua esistenza fisica. Ogni momento in cui ti impegni nel ricordo di Dio, la tua anima si risveglia al Suo amore e con grande amore tutto è possibile.

Le scritture yogiche dicono che la natura di Dio è satchiddānanda ( Sat-chit-ananda) – verità, coscienza e beatitudine – in realtà per lo più beatitudine. Una persona felice e beata, che risplende di una luce divina interiore, è naturalmente gentile con gli altri. La loro beatitudine irradia e trabocca dall’atman, la loro anima eterna. Quando interagiscono con gli altri è un’attrazione magnetica da anima a anima. Cercano una connessione profonda con un altro. Non sono meschini, cattivi, insensibili, avari, giudicanti o egocentrici. Sono centrati sull’altro. Sono compassionevoli e amichevoli; trasudano cordialità verso tutti. La loro stessa presenza porta la promessa di felicità in ogni situazione; ricordando sottilmente al resto di noi che la felicità è possibile, che anche noi possiamo ricordare chi siamo veramente.

Patanjali nei suoi yoga sutra ci dice che l’avidyā è il più grande ostacolo a questo ricordo. Avidyā significa ignoranza: non conoscere o piuttosto dimenticare la natura divina beata della tua anima, negare che Dio viva dentro di te. Avidyā dà origine ad altri ostacoli che mantengono l’anima in schiavitù e rende difficile provare o sperimentare l’esperienza della vera felicità. Secondo Patanjali, gli altri ostacoli al ricordo della tua vera natura sono: asmitā (egoismo, arroganza), rāga (attaccamento ai “mi piace”), dveṣa (avversione alle antipatie) e abhiniveśāḥ (paura della morte). Le pratiche yoga ci aiutano a superare questi ostacoli.

Lo yoga è una scienza pratica che ci fornisce modi per interagire con gli altri e il mondo che ci circonda. Il metodo ci dà suggerimenti per migliorare il nostro comportamento verso gli altri in modo da liberarci dalla paura e dalla sofferenza e liberarci dalla ruota del samsara, quindi non c’è motivo di rinascita futura nel ciclo. Ahiṃsā significa non nuocere ed è la prima raccomandazione per l’aspirante yogi che desidera scoprire come relazionarsi al meglio con gli altri. Il modo migliore per comportarsi è astenersi dal danneggiare il prossimo (essere umano ed animale incluso). Questo è uno dei motivi per cui un serio praticante spirituale sceglierà una dieta vegana, perché mangiare carne e latticini è una cosa meschina da fare in quanto comporta una tremenda crudeltà verso gli animali. Scegliere una dieta compassionevole è un grande passo per purificarci dalla meschinità e aprirci al flusso della gentilezza. Le nostre azioni sono potenti. Qualunque cosa faremo tornerà da noi. Il modo in cui trattiamo gli altri determinerà come saremo trattati.

Non c’è nulla che possediamo realmente: tutto ciò che abbiamo nella vita è il nostro effetto sugli altri. Una persona felice è una persona che porta felicità agli altri. Poiché la felicità risiede dentro di noi, quando ci impegniamo a rendere felici gli altri, attingiamo da quel pozzo interiore, lo tiriamo su in superficie e lo rilasciamo a beneficio degli altri. Ma nel processo sperimentiamo effettivamente quella felicità: essa ci trasforma mentre ci attraversa. È il dono di Dio (dell’energia universale di cui siamo parte….ognuno rapporti il concetto al proprio credo) che si muove attraverso di noi. Vivere in modo che la nostra vita migliori la vita degli altri e accresca la beatitudine di Dio in questo mondo, significa impegnarsi nel progetto di ricordare chi siamo veramente, ricordando la nostra connessione con Dio e la bontà delle nostre anime eterne. Abbiamo due lavori nella vita: ricordare Dio ed essere gentili con gli altri e vanno di pari passo.

Se possiamo essere abbastanza audaci e coraggiosi da lasciar andare la meschinità, lasciar andare le lamentele, incolpare e vederci come vittime, allora abbiamo una reale possibilità di sentire la misericordia di Dio. Ogni momento decidiamo di lanciarci con spirito  rinnovato in questa avventura chiamata vita alla scoperta della nostra personale felicità. Viviamo una vita serena, deliziosa e piena di significato. Jīvanmukta  è il termine sanscrito usato per descrivere una persona che sta vivendo una vita così liberata.

SUGGERIMENTI PER il praticante

  1. Leggi e concentrati sul 9 ° Capitolo della BhagavadGita: Raja Vidhya: La Suprema Conoscenza – L’inizio del Capitolo 9 (vs 4-6) Krishna dice “Io NON sono in loro, loro sono in ME”. “Non dipendo da loro, dipendono da Me”
  2. Fornisci esempi alle seguenti idee:
    1. La gioia non è in loro; loro sono nella gioia.
    1. La consapevolezza (conoscenza) non dipende dai pensieri, i pensieri dipendono dalla conoscenza.
    1. La presenza divina è in tutta la creazione. In tutta la creazione e la materia esiste il Divino.(adattalo al tuo credo)
    1. Tadasana è in tutti gli asana, ma tutti gli  asana non sono in Tadasana.
  3. Pratica modi di sentire (sperimentare) la Divinità in tutte le cose. 

Esempi:

  1. Attraverso una dieta vegana possiamo scegliere ogni volta che mangiamo di ricordare la Divinità in tutti gli esseri.
  2. Attraverso Surya Namaskar possiamo ricordare ogni volta che arriviamo in cima al nostro tappetino, il calore del Sole che sostiene la nostra vita.
  3. Offrendo il nostro respiro, le nostre intenzioni, le nostre realizzazioni e le nostre sofferenze (sforzi) arriviamo a sentire la Divinità in tutta la vita.
    Come fai la tua offerta? Come crei un’offerta significativa?
  4. Patanjali insegna che tutto può venirci a conoscenza in tre modi. Fornisci esempi di modi in cui impariamo. 

Sapendo come acquisire conoscenza possiamo iniziare a scoprire la scienza segreta dello Yoga, la realizzazione del Sé.

  1. Anubhuti: attraverso il corpo e i sensi
  2. Anumana: inferenza attraverso i pensieri della mente.
  3. Agama – Attraverso le scritture o Shastra

(Note del traduttore: Questa è una libera traduzione dell’ articolo di Sharon Guennon “THE MEANING OF LIFE” pubblicato a Novembre 2020 sul sito della scuola. Credo sia profondo, bellissimo e molto chiaro circa il fine dello yoga . Ho scritto “liberamente” tradotto perché non è una traduzione ufficiale della scuola ma una condivisione in lingua italiana per le persone che non conoscono l’inglese. Inoltre la scrivente è traduttrice ufficiale per la lingua araba e francese. Questo è un mio diletto e studio, come tutto il mio blog! E’ anche un imput per i miei allievi.)

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STABILIRE OBIETTIVI EFFICACI

Capodanno. Giorno di buoni propositi e nuovi obiettivi. Nonostante gli slanci e  la fermezza interiore i dati mostrano che, nonostante il 60% delle persone incominci bene, dopo sei mesi meno della metà li segue. Entro la fine dell’anno, meno del 10% ha effettivamente successo.

Ciò indica che il modo in cui le persone definiscono gli obiettivi, in particolare i propositi per l’anno nuovo, chiaramente non funziona. Sfatiamo allora alcuni errori e approfondiamo il perché solo il 10% realizza i suoi obiettivi.

Il primo problema è che molti di noi non riconoscono e non affrontano le proprie convinzioni limitanti prima di iniziare a raggiungere i propri obiettivi. Senza affrontare convinzioni limitanti profondamente radicate come “non sono abbastanza bravo” o “non appartengo”, ecc., non avrai successo perché ci sarà un conflitto inconscio – ti stai sabotando. C’è una parte di te che vuole raggiungere l’obiettivo, ma c’è anche una parte di te che sta intralciando quel processo.

Quindi il primo passo nella definizione di obiettivi efficaci è prendere un po’ di tempo per diventare consapevoli di tutte le tue convinzioni limitanti. Prenditi il ​​tempo per scriverli. Ti suggerisci di dividere il foglio a metà e nella prima metà scriverai le convinzioni limitanti.

Successivamente procedi con lo scrivere sulla seconda metà l’opposto delle convinzioni limitanti. Una verità che conferisce potere. Ad esempio, accanto a “Non sono abbastanza bravo”, potresti scrivere “Sono in grado di apprendere qualsiasi nuova abilità”. Se la frase è “Non appartengo”, la mia nuova frase potrebbe essere “Ho così tanto da offrire e contribuisco al mondo”.

Tutto inizia con la giusta prospettiva. Assicurarti di non remarti  contro mentre inizi il nuovo anno con nuovi propositi.

Il prossimo suggerimento per stabilire obiettivi efficaci è pensare alla definizione degli obiettivi nel quadro di queste sei diverse categorie: salute, relazioni, carriera, finanze, sviluppo personale e spiritualità.

Prova a impostare almeno un obiettivo per categoria. Di seguito sono riportate alcuni suggerimenti  a cui dovresti pensare mentre affini l’elenco:

1. Sii specifico

Quando stabilisci gli obiettivi, stabilisci obiettivi che siano facilmente “misurabili e monitorabili”. Ad esempio, “Voglio perdere peso” non è abbastanza specifico. E’preferibile specificare voglio perdere 10 chili entro la fine dell’anno o qualcosa del genere.

2. Conosci il tuo perché

Quando stabiliamo degli obiettivi, non impieghiamo abbastanza tempo per capire il perché formuliamo proprio quell’obiettivo specifico. Quando inizi a esaminare il tuo perché, parti dal focalizzare se vuoi raggiungere quegli obiettivi per impressionare gli altri, oppure perché questo obiettivo è veramente importante per te. Questo ti aiuterà a potenziarti veramente per raggiungere i tuoi obiettivi per te stesso e non per nessun altro. Assicurati che il tuo perché sia ​​abbastanza grande da superare qualsiasi potenziale sfida o avversità.

3. Riconosci la posta in gioco

Immagina di non prenderti cura della tua salute e di essere una persona sciatta. Immagina se non ti impegnassi in alcun percorso di auto-sviluppo e non crescessi mai. Una volta che inizi a pensare alla posta in gioco, questa diventa motivazione.

Oltre a quanto sopra, è utile scrivere azione specifiche per ciascuno dei tuoi obiettivi. Inoltre, dovresti esaminare i progressi che fai verso i tuoi obiettivi su base settimanale, mensile e trimestrale. Se continui in questo modo, avrai maggiori  possibilità di essere tra il  10% delle persone che riescono effettivamente con le loro risoluzioni.

Sei perfetto così come sei eppure c’è ancora spazio per migliorare. Se prendi questi suggerimenti e lavori sulla definizione degli obiettivi efficaci, prevedo che sarai ancora più magnifico, sorprendente, sano, abbondante e saggio di quanto sei oggi.

Alcune pratiche consigliate per aiutarti a concludere il 2020 e in attesa di un 2021 più luminoso sono meditazioni sull’intenzione (sankalpa), pratiche di Yoga Nidra ed esercizi di pranayama con la pratica di un mudra. Infine programma a fine dicembre 2021 un momento di verifica per verificare se hai realizzato i tuoi scopi oppure se hai fallito. L’analisi dei unti di successo e non ti potrà permettere di rilanciare e migliorare per il 2022. Ti auguro quindi uno splendido e sereno 2021. Lavorare su se stessi è il modo migliore per vivere vite consapevoli e felici.

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LA GRATITUDINE

“La gratitudine dà un senso al tuo passato, porta la pace per oggi e crea una visione per il domani.”

-Melody Beattie-

Gratitudine, apprezzamento, grazia, riconoscimento .

Oggi si parla molto di gratitudine. Negli ultimi anni sul canale  SuperSoul Sunday, Oprah Winfrey ha dedicato molte puntate al tema invitando esperti ed autori di veri bestseller. L’attenzione dei media ha reso popolare la psicologia positiva. Ma davanti ai tuoi occhi si velano e salti questo post perché pensi di conoscere fin troppo bene la gratitudine, resta eppure c’è qualcosa in te che non ti permette di godere di essa al 100%. La gratitudine è un’emozione curativa. È un atteggiamento di “avere” non di “volere”. Fermati un attimo. Come ci si sente quando dici a te stesso “avere” contro “volere?” Non so voi, ma quando la mia voce interiore dice “ho”, il mio respiro si espande, il mio cuore si ammorbidisce e mi sento aperto e ricettivo. Quando la mia voce interiore dice “voglio”, il mio petto si contrae, il mio respiro diventa superficiale e sento gli angoli degli occhi contrarsi.

Com’è per te?

Purtroppo la nostra narrativa culturale è permeata dalla mancanza di “gratitudine”. Scorriamo i social media e invece di sentire un aumento della connessione, percepiamo chiusura e separazione. Nel nostro paese e in tutto il mondo moltissime persone sperimentano una vera scarsità di beni materiali e di cibo e provano un reale senso di mancanza delle cose basilari per vivere. Persone che hanno accesso limitato (o nullo) ai bisogni più elementari che vanno dal cibo alle opportunità educative. In questo articolo non parlo alle popolazioni che affrontano la scarsità quotidiana e inesorabile. Sto parlando con te: la persona che ha un tetto sopra la testa, i vestiti nell’armadio, il cibo nella dispensa e l’accesso alla tecnologia necessaria per leggere questo articolo. In generale, siamo una parte privilegiata della popolazione solo per il semplice fatto che abbiamo soddisfatto i nostri bisogni fondamentali. Quindi, con questo in mente, continuiamo … Sanchita Pandey ha detto: “Non lasciare mai che le cose che vuoi ti facciano dimenticare le cose che hai”.  Questo è importante: va bene volere le cose! Va bene desiderare GRANDI cose per te, la tua famiglia e la tua comunità. Ad esempio, voglio possedere una casa. Lo voglio per tanti motivi. E lo voglio così tanto! Ma il mio ardente desiderio di possedere una casa non supera mai l’apprezzamento che ho per la mia attuale situazione di vita. Ogni giorno mi dedico del tempo per apprezzare la nostra casa, la bellezza del nostro salone, il magico panorama che ho la possibilità di vedere ogni giorno, la purezza dell’aria che respiro, il silenzio che mi accoglie, la mia sedia da lettura preferita e la sicurezza e il comfort che provo quando varco la porta. Se la tua felicità dipende da qualcosa da raggiungere in futuro, qualcosa al di fuori di te stesso, allora non è affatto felicità.  Quando i nostri desideri ci portano alla disperazione, abbiamo perso la nostra strada. Quando la tua “lavagna della visione” splendidamente creata diventa una lavagna piena di “cose che non ho e senza cui sono infelice”, non è più utile. Chiedi: “la mia felicità è condizionata?” Piuttosto che un esercizio quotidiano nella scrittura di elenchi, coltivare consapevolmente la gratitudine come valore fondamentale è un fondamentale esercizio trasformativo della tua coscienza. Penso molto alla pratica della gratitudine quando si tratta di morte.  Guardare mio padre morire non è stato facile. Ero “grato” che stesse morendo? Assolutamente no. Ero “grato” che soffrisse e soffrisse fisicamente ed emotivamente? Categoricamente no. Ma ero grato ogni singolo giorno per il tempo che abbiamo passato insieme, anche nei giorni in cui era duro come l’inferno. Sono molto grato per tutto ciò che abbiamo condiviso in quei mesi anche se il velo tra questa vita e la prossima diventava sempre più sottile e palpabile.

Un pò di scienza

Non sorprende che la gratitudine abbia un impatto notevole sul tuo benessere generale. Le persone che praticano la gratitudine sperimentano meno dolori e dolori (hanno una soglia del dolore più elevata), dormono meglio, hanno tassi più elevati di resilienza, sperimentano una maggiore autostima, sperimentano una maggiore immunità e felicità, maggiore energia, ottimismo ed empatia. Lo sapevi che affinché la gratitudine abbia davvero un impatto devi espandere il PERCHÉ sei così grato? Spiegare perché aiuta a sostenere le esperienze positive della tua vita e invita quei ricordi a restare più a lungo. A sua volta questo aumenta la tua sensazione di connessione e può aiutarti a rafforzare il tuo comportamento generoso. La prossima volta che provi gratitudine per una persona o per un’esperienza nella tua vita, approfondisci il motivo. Che ne dici di questo sei così grato? Cosa c’era di particolarmente speciale nel momento o nel ricordo? Ad esempio, “Sono grato per la natura” ha un impatto molto diverso da “Sono grato di aver fatto un’escursione oggi. Mi ha ricordato quanto mi sento bene quando passo il tempo all’aria aperta e quanto amo la natura. Il cielo era blu, l’aria era limpida e le persone sul sentiero erano così gentili!

E adesso?

Negli otto rami dello yoga c’è una pratica che amo, Santosha. Significa contentezza. Amo così tanto questa parola.   La contentezza ha un elemento di gratitudine. Possiamo scegliere di spostare la nostra percezione, anche nei momenti difficili, e rivolgerci all’apprezzamento e al riconoscimento.

Pratica yoga e una forma di meditazione. 

Ciò che la pratica continua a insegnarmi è che quando accetto il momento presente così com’è, invece di combattere contro la realtà o desiderare che le cose fossero in qualche modo diverse, allora e solo allora, sono in grado di riposare nella contentezza e nella gratitudine. Da quel luogo sono in grado di ascoltare profondamente, amare pienamente ed essere presente con tutto il cuore. Robert Holden ha detto: “il vero dono della gratitudine è che più sei grato, più sei presente”. La gratitudine può aiutarti a soffrire di meno, apprezzare di più e goderti l’incredibile bellezza del momento proprio di fronte a te. Se sei malato e stanco di sentire di non avere abbastanza o di non essere abbastanza, la gratitudine ti aiuterà. Se sei pronto a smettere di fare confronti e lamentarti, pronto a mettere da parte  quell’irreale senso di mancanza, la gratitudine ti aiuterà. La domanda è: quando il dolore,  il risentimento o la sfida sorgono inevitabilmente nella tua vita, puoi essere abbastanza coraggioso da agire con gratitudine? Si, ti sentirai vulnerabile e estraneo. Fidati è capitato a tutti quelli che hanno intrapreso questa strada. Questa nuova abitudine richiederà che ti presenti nella tua vita in un modo completamente nuovo. Significa che quando le persone ti chiamano per lamentarti, confrontare e lamentarti, devi essere abbastanza forte da dire: “Non sono più coinvolto in conversazioni che mi attirano la mente e il cuore in quel modo”. Il cambiamento di un comportamento non è facile, ma ne vale la pena. E il passo da = a ! è il più difficile. Questo lo so. Ma ti assicuro che la tua vita sarà completamente diversa. La tua vita ne sarà una testimonianza. Quando la gratitudine risiede nella tua vita come valore fondamentale principale, ti dà il potere di riposare in qualsiasi situazione con grazia, dignità e speranza.

Meditazione

Questo esercizio di meditazione potrà aiutarti. Cerca di seguirlo tutti i giorni allo stesso orario. Crea un tuo luogo tranquillo. Accendi una candela profumata. Siediti comodamente su una sedia oppure su un tappeto. Inizia chiudendo gli occhi o ammorbidendo lo sguardo verso il pavimento. Fai alcuni respiri lenti, lunghi e profondi. Porta la tua consapevolezza al tuo cuore, al centro del tuo petto. Forse senti il tuo respiro salire e scendere in questo posto, forse senti il battito del tuo cuore. Dalla consapevolezza del tuo cuore, il luogo da cui fluiscono il tuo amore e la tua gratitudine, inizia a richiamare alla mente il luogo che attualmente chiami casa. Guarda il luogo in cui stai attualmente appoggiando la testa per riposare la notte. Rivivi con gli occhi della mente i ricordi che sono appesi alle pareti o le foto che decorano i tuoi scaffali. Mentre ricordi la tua casa, senti la gratitudine che hai per tutti gli aspetti di questo posto che attualmente chiami casa. Senti la tua gratitudine per gli abiti nei tuoi armadi che per il cibo che ti nutre. Senti la tua gratitudine per i vestiti nel tuo armadio che proteggono e riscaldano il tuo corpo. Quando la tua mente vaga, torna semplicemente alla prossima cosa per cui ti senti grato riguardo al luogo che chiami casa. Comincia a ricordare le tante persone per cui ti senti grato nella tua vita: i tuoi genitori o i tuoi nonni. Guarda chiaramente i loro volti e invia loro la tua più profonda gratitudine e grazie per l’amore, il sostegno, la gioia e la connessione che hanno portato nella tua vita. Guarda la tua famiglia e i tuoi migliori amici, i tuoi mentori o insegnanti. Guarda le persone che sono passate o che non sono più con te. Per tutta la loro gentilezza, per tutta la loro compassione, invia loro la tua gratitudine. Vedi ogni persona chiaramente nella tua mente e invia loro i tuoi più sentiti ringraziamenti. Mentre richiami alla mente le persone, inizia a ricordare le molte esperienze della tua vita: l’istruzione che hai avuto la fortuna di ricevere, il primo lavoro che hai avuto oi luoghi che hai viaggiato. Mentre questi ricordi riempiono il tuo cuore, tocca il senso di gratitudine che provi per queste bellissime opportunità. Guarda i colori, ascolta i suoni, percepisci pienamente la memoria e invia i tuoi più grandi ringraziamenti per queste esperienze nella tua vita. A volte, potresti persino richiamare alla mente le sfide che hai affrontato. Senti come le sfide sono state spesso percorsi che ti hanno portato dove sei oggi. Come se potessi dire a te stesso: “Grazie per le sfide che mi hanno aiutato a crescere e trasformarmi, che mi hanno aiutato a diventare la persona che sono oggi: grazie, grazie”. Nel tempo, consenti alle immagini di sbiadire. Riporta la tua consapevolezza al tuo cuore. Come lavora la  gratitudine sul tuo corpo? Come ci si sente a vivere con un cuore grato? Sappi che con la gratitudine nel tuo cuore puoi trasformare ogni momento. È un valore fondamentale che cambia la vita che rimarrà con te per sempre. Al termine della pratica, avvicina le mani al cuore e inchinati delicatamente. Stabilisci l’intenzione di iniziare e finire ogni giorno riflettendo su tutto ciò per cui ti senti grato nella tua vita. Da questo luogo, con gratitudine nella tua vita e nel tuo cuore, torna alla tua giornata.

Esercizio quotidiano

1.Avvia un barattolo o una scatola della gratitudine. Tra pochi giorni inizierà un nuovo anno. Questo è un ottimo momento per iniziare una tradizione di gratitudine nella tua casa. Quando sorge qualcosa nella tua vita per cui provi un profondo senso di gratitudine, scrivilo su un pezzo di carta e lascialo cadere in un barattolo. Quindi, il prossimo capodanno, svuota il barattolo e leggi tutti i pezzi di carta mentre rifletti su tutto ciò di cui devi essere grato per quell’anno.

2. Scrivi una lettera a qualcuno che non hai mai adeguatamente ringraziato. C’è un amico, un mentore, un insegnante o un parente che ha avuto un impatto sulla tua vita ma potrebbe non esserne consapevole? Prenditi del tempo per scrivere loro una lettera di riconoscimento e apprezzamento.

3.Ogni giorno, per i prossimi 30 giorni, pensa a 3 cose per cui ti senti grato. Scrivili in un diario ed espandi il PERCHÉ ti senti grato per quelle esperienze. Ringrazia ogni giorno per qualcosa di nuovo e assicurati di includere il PERCHÉ ti senti grato.

4. Dedica del tempo ad aiutare un’altra persona a migliorare la sua vita.

Ecco il bello: la prossima volta che sei in disaccordo o lotti con il tuo partner, coniuge, compagno di stanza o collega, fermati e prenditi un momento in cui ognuno di voi riflette su 3 cose per cui si sente grato. Questo richiede un vero impegno ma, credimi, questo è un punto di svolta! Stabilisci quindi la tua affermazione/ Intenzione (Sankalpa) sul  “Valore fondamentale della gratitudine”. Ripeti la tua affermazione/ Intenzione (Sankalpa) sul  “Valore fondamentale della gratitudine” tre volte al giorno.

La gratitudine ha un potere moltiplicativo ed è contagiosa. Una volta intrapresa questa strada sentirai la gratitudine affiorare in ogni cosa dentro e fuori di te e la tua vita godrà i frutti di questa abbondanza del tuo essere. Perché a pienezza interiore risponde pienezza esteriore.

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YIN YOGA

In questo post, discutiamo della scienza alla base dello Yin Yoga e del motivo per cui viene spesso definito la pratica della “giovinezza”. Tratterò il motivo per cui eseguiamo allungamenti profondi in questa pratica, cosa succede quando lo fai e quali parti del corpo sono interessate.

Dobbiamo iniziare prima con il concetto di tessuti connettivi. I tessuti connettivi sono la struttura più estesa del tuo corpo. Fornisce forma. Fornisce supporto. Funziona anche come scudo protettivo per tutti gli organi.

Collega tutto, dalla pelle fino al nucleo di tutti i 50 trilioni di cellule del corpo. Puoi guardare i tessuti connettivi come il Tao del corpo che collega tutto insieme. I tuoi tessuti connettivi sono come la rete del corpo, e sebbene tu possa spostare una parte del corpo qui, i tessuti connettivi la collegano ad altre parti del corpo laggiù.

Quando facciamo Yin Yoga, stiamo iniziando un impatto molto positivo su questi tessuti connettivi. I tuoi tessuti connettivi includono i tuoi tendini, i tuoi legamenti, ossa, cartilagine, articolazioni e qualcosa chiamato fascia.

Fascia è una parola latina per una fascia o una benda. Puoi pensare alla tua fascia come un tipo di involucro pellicola trasparente per alimenti. Seguendo l’esempio, la pellicola è di plastica sottile che tiri fuori da una scatola che puoi avvolgere attorno a un piatto. Mantiene tutto sigillato, fresco e confezionato. La tua fascia è così per il tuo corpo. Avvolge le tue ossa, i tuoi muscoli e tutti i tuoi organi.

La fascia è fatta di collagene e il collagene fornisce la forza all’interno della fascia. È anche fatto di elastina. E l’elastina, proprio come sembra, fornisce elasticità ai tessuti.

Quando tieni una posa Yin Yoga, sei sul pavimento. Stai facendo un allungamento profondo. Dopo aver tenuto la posizione per circa 90 secondi, avviene un cambiamento di fase in cui si va dai tessuti superficiali ai tessuti più profondi, si passa dai tessuti yang ai tessuti yin.

Dopo 90 secondi nella posa, un minuto e mezzo nell’allungamento profondo, inizi a entrare in quella fascia più profonda e produrrai qualcosa chiamato fibroblasti.

I fibroblasti sono queste molecole – puoi immaginarli come un sostegno alla struttura del muscolo – e stanno rispondendo alla pressione positiva che sta entrando in quella fascia profonda. Si riprenderanno rendendo la fascia più forte, più resistente e più durevole.

Perché è così importante?

Bene, diamo un’occhiata al processo di invecchiamento. Cosa succede in genere quando qualcuno invecchia? E tieni presente che questo processo può iniziare anche tra i 20 ei 30 anni. Invecchiando, se non abbiamo una pratica come lo yin yoga, muscoli e tessuti diventano più secchi, più rigidi, più tesi e le cose iniziano ad atrofizzarsi perché c’è una mancanza di circolazione all’interno di questa matrice fasciale profonda.

I fibroblasti creano qualcosa chiamato acido ialuronico. L’acido ialuronico è noto come “siero idratante” della natura e tutto ciò che ha umidità e tutto ciò che è ben idratato è un segno che è vivo e sano. Se vai in farmacia, scoprirai facilmente che tonnellate di prodotti per la cura della pelle contengono questo potente ingrediente.

Invecchiando, diventiamo più secchi e rigidi.   I tessuti connettivi iniziano a degradarsi perché le cellule in quei tessuti non ricevono più sostanze nutritive e, peggio ancora, non sono in grado di eliminare le loro tossine, quindi tutta la tossicità inizia a depositarsi all’interno dei tessuti connettivi.

È come vivere in una città che non può più eliminare i suoi rifiuti. Non può più eliminare la sua spazzatura. Quindi le cose iniziano a guastarsi. Le cose si fanno appiccicose. Le cose si mettono male. Le cose diventano puzzolenti. Questo inizia ad accadere all’interno di quel tessuto profondo.

Tuttavia, quando sei in una posizione Yin, dopo 90 secondi, i fibroblasti si attivano, creando acido ialuronico che inizia a idratare, a idratare, a richiamare la circolazione.   Le vecchie cellule possono essere spazzate via e nuove cellule possono essere nutrite e create. Così crei vita all’interno dei tessuti connettivi del corpo, la struttura del corpo che è più estesa e tiene tutto insieme.

Questo è il motivo per cui spesso diciamo che lo Yin Yoga è come l’elisir della giovinezza , che può rallentare e, in molti casi, potenzialmente anche invertire il processo di invecchiamento. Puoi immaginare di idratare la tua fascia in modo che i tuoi tessuti diventino meno secchi come la pelle e più carichi d’acqua come una spugna, una spugna che ha di nuovo idratazione e resilienza.

Inoltre, lo Yin Yoga è anche uno dei modi più potenti con cui possiamo sciogliere lo stress e la tensione e consentire al corpo di riprendersi e ringiovanire in modo da essere equilibrati, integri e sani.

In particolare, se anche tu hai problemi con il sonno, ti consiglio vivamente di praticare  una serie di Yin Yoga mirata a portare energia curativa ai tuoi tessuti connettivi, bilanciando anche il sistema nervoso per un riposo migliore.

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PRATICA FUORI DAL TAPPETINO: Shopping consapevole

Sono nata e cresciuta in Italia (Napoli).  Mentre vivevo per studio in Siria, durante gli anni dell’università, mi resi conto di quanto fosse raro e sorprendente per le persone che io fossi italiana. Gli studenti mi ripetevano: “Sei nato lì? Il paese della moda, dell’eleganza e dello stile!” Come se tutti fossimo modelli amanti dell’abbigliamento e del fashion week. Io ero differente. Amante più dei libri e del cinema proprio in quegli anni subivo la metamorfosi da figlia del consumismo a consumatrice critica. Circondata da cartelloni pubblicitari, edicole piene delle ultime riviste incentrate sulle celebrità, negli anni ’90 cresceva la diffusione della chirurgia plastica ed era facile lasciarsi travolgere da una miriade di messaggi confusi su ciò rendeva una ragazza bellissima. Il messaggio certamente non era che la bellezza potesse trovarsi dentro di noi. Solo una “pelle perfetta”, un seno e glutei tonici potevano assicurarti l’etichetta di bellissima e al top. Era il periodo in cui l’esterno sembrava avere più importanza dell’interno, un tempo in cui il trucco pesante era di gran moda e Sephora stava esplodendo. Entrare nella profumeria era come entrare in una magica terra di opzioni per la cura della pelle in una varietà di confezioni colorate, profumi inebranti e le promesse della pubblicità per una pelle senza macchie e senza cedimenti. La gamma di opzioni era sorprendente e travolgente. Il messaggio era “più è meglio” e gli acquisti incentrati sul valore erano del tutto assenti. Personalmente sono un’amante dei profumi e dei prodotti per la cura del corpo. Posso dire di aver imparato l’arabo praticamente stando parcheggiata per ore  nel suq dei profumi. Dopo la Siria, ho scoperto lo yoga e il buddismo e ho iniziato un viaggio interiore e scoperta di me stessa che continua ancora oggi. 

Alcuni anni dopo mi accorsi con grande stupore che la pratica aveva cambiato il modo in cui percepivo me stesso e la filosofia yogica iniziò a spostare le scelte che stavo facendo, in ogni aspetto della mia vita dall’alimentazione ai prodotti per la cura personale. Ho iniziato a diventare curioso delle scelte che stavo facendo e del perché le facevo. Un giorno, dopo molti anni di pratica, sono tornato a casa dopo una visita alla profumeria preferita del momento portando borse cariche di shampoo, balsamo, bagnoschiuma, detergenti per il viso, crema idratante e altro. Chi non si sente meglio con un po’ di cura di sé sotto forma di shopping e coccole? Il mio ragazzo di allora, mise in dubbio la qualità dei prodotti acquistati. Leggemmo gli ingredienti delle etichette ed evidenziato quelle dal suono “tossico” che non riuscivamo a pronunciare. La confezione rivelò anche che i prodotti erano stati, con ogni probabilità, testati su animali e non erano contrassegnati con il timbro “cruelty-free”. All’inizio mi sentivo frustrata. Pensavo di aver fatto qualcosa di carino per noi e la nostra casa. In realtà mi resi conto che mantenere questi prodotti non era in linea con i miei nuovi valori. Così tornai al negozio e restitui gli articoli scegliendo di acquistare nuovi prodotti con ingredienti più “puliti” e non testati sugli animali. Questo momento ha segnato un cambiamento nelle mie abitudini di consumatrice e mi ha donato un nuovo modo di vedere il mio potere d’acquisto. Possiamo consumare consapevolmente cibo nutriente, acqua di alta qualità e integratori per migliorare la pelle, ma se ci manca la consapevolezza di come e perché spendiamo i nostri sudati soldi, potremmo causare più danni di quanto pensiamo e vivere fuori allineamento con ciò che abbia veramente valore per noi stessi.

Se diamo valore alla salute, all’integrità e alla compassione, dobbiamo applicare questi valori a ogni acquisto che facciamo. All’inizio potresti sentirti “resistente” a questo cambiamento, soprattutto se ci sono alcuni prodotti che usi da molti anni che ami e ti senti legato. Potrebbe essere necessario sperimentare alcuni nuovi prodotti. Quindi sii paziente e ricorda che stai facendo un cambiamento consapevole per allineare i tuoi valori personali con il tuo potere d’acquisto.

Possiamo agire in base ai nostri valori supportando le aziende più piccole che si concentrano su una produzione consapevole e si ritengono responsabili per ingredienti di alta qualità e basso impatto ambientale. Applicare il tuo potere d’acquisto in questo modo non solo ti fa sentire bene, ma in cambio stai anche supportando le piccole imprese che apprezzano il tuo contributo e stanno lavorando per applicare questi valori in tutto il nostro mondo. Scoprirai che esistono imprese etiche che lavorano nel rispetto delle normative ambientali e dei loro lavoratori. Che assumono ex detenuti o immigrati.  

La prossima volta che ti ritrovi a fare un acquisto improvvisato, metti in atto la consapevolezza e fermati. Respira. Prenditi un momento e pensa: “Ne ho davvero bisogno? Perché lo sto comprando? Questo prodotto e questa azienda sono in linea con i miei valori?” Quindi, leggi e controlla l’etichetta, verifica gli ingredienti e le certificazioni che trovi sul retro della confezione. Prenditi anche del tempo per riflettere sulla tua esperienza o per condividere con gli altri ciò che impari! Come ci si sente ad acquistare in questo modo? Come ci si sente a vivere appieno i propri valori dentro e fuori dal tappetino? Il tuo corpo, la tua giovinezza e la vita del nostro pianeta meritano questo livello di consumo consapevole. Prometto che non solo il tuo corpo si sentirà meglio per questo, ma anche il tuo cuore. E con i soldi che avanzano potrai decidere di fare donazioni, adottare un bambino in lontananza oppure proteggere un animale in estinzione. Buone spese Yogi!

Lasciarle andare .

Tutti nutriamo aspettative. Vivere la vita non lasciandosi condizionare da esse  è la sfida. Lasciare andare l’attaccamneto all’aspettative è stata una delle cose più difficili che ho dovuto imparare da” perfezionista maniacale”. Per natura spesso penso al futuro. Stabilisco obiettivi. La nascita delle aspettative  rappresenta una forma di degenerazione negativa dell’obiettivo. Per me significa vivere condizionati dal risultato finale. Un vortice vizioso in cui creiamo obiettivi, conseguiamo gli stessi e rilanciamo perdendo di vista il lavoro su noi stessi. Non raggiungere l’obiettivo genera delusione e frustrazione. Questo tipo di pensiero genera negatività e paralizza la motivazione.

Le aspettative ci fanno uscire dal momento presente. Ci allontanano dal praticare il non attaccamento, dal rafforzarci interiormente, dal provare gratitudine per il percorso. L’aspettativa trasferisce  la nostra condizione vitale dal momento presente al futuro. Le pratiche di yoga e meditazione possono insegnarci a mantenere la centralità. Ad avere consapevolezza di questi salti interiori dal presente al futuro, al passato.  È sempre meraviglioso quando un risultato supera le nostre aspettative. Ma il più delle volte, tendiamo a concentrarci sulla negatività quando un’aspettativa non viene soddisfatta. Sono solita arrabbiarmi con me stessa quando le cose non vanno esattamente come le avevo pianificate … anche se ogni passo del percorso è una straordinaria esperienza di apprendimento. Esercito molta pressione su me stessa, ma ci sono tantissimi fattori che entrano in gioco nello svolgimento di un’esperienza. E la maggior parte di essi non sono CONTROLLABILI.

Quando ci concentriamo su qualcosa che non è andato esattamente come l’avevamo programmato, ci sentiamo delusi. Diamo così tanta enfasi al risultato che volevamo, dal non renderci conto che ci sono così tanti doni incredibili che sono nati dal processo di apprendimento e crescita. Il punto centrale è capire  dove decidiamo di concentrare le nostre energie e i nostri sforzi. Scegliamo di concentrarci su ciò che non è accaduto? O su tutto ciò che è stato acquisito lungo la strada e persino sulle cose inaspettate che abbiamo ricevuto mentre ci muovevamo sui nostri sentieri?

Non sto suggerendo che non dovremmo fissare obiettivi e avere sogni per noi stessi. I sogni ci ispirano. Gli obiettivi alimentano l’energia per andare avanti ogni giorno. Ci spingono a compiere i passi di cui abbiamo bisogno per continuare ad andare avanti. Ma quando CI ASPETTIAMO che l’obiettivo accada … quando CI ASPETTIAMO che si svolga perfettamente … quando CI ASPETTIAMO di raggiungere questi obiettivi e vivere questi sogni proprio come sono nelle nostre menti, probabilmente ci stiamo comprando un biglietto di sola andata verso il fallimento.

Prendiamo ad esempio l’obiettivo di imparare a tenere la verticale lontano dal muro per più di 5 secondi. Supponiamo che tu abbia impostato questo obiettivo e desideri raggiungerlo in 30 giorni. Ti alleni – ti alleni quotidianamente, costruisci forza e consapevolezza del corpo, ripulisci la tua dieta, rimani motivato e continui a tornare al tappeto ancora e ancora. E quando questi 30 giorni sono finiti, puoi tenere una verticale per 5 secondi ma… sei ancora al muro.

Potresti ritrovarti a dire: “C….  volevo essere lontano dal muro”. 

In quel momento è importante fermarsi. Respirare. Fare un passo indietro e lasciare andare quell’aspettativa iniziale di tenere una verticale per 5 secondi interi lontano da un muro. A quel punto scoprirai i benefici guadagnati nei 30 giorni. Ti scoprirai  più forte, più sano, motivato e indovina cosa? Avrai imparato a relazionarti con il tuo corpo in modo nuovo. Quindi cosa? Non l’hai fatto in 30 giorni? Stiamo parlando di un numero arbitrario che ti sei prefissato all’inizio del viaggio. Sei ancora un vincitore. C’è così tanta positività derivante dallo sforzo che hai messo nel lavorare per raggiungere il tuo obiettivo. E questo è molto più importante che arrivare al risultato finale. In realtà il fallimento era all’origine del percorso. Bisognava chiedere al complesso sistema corpo-mente-anima in quanto tempo credeva di arrivare a fare la verticale lontano dal muro. Soprattutto se gli importava veramente di farla lontana dal muro!!!

Credo che se possiamo iniziare a lasciar andare tutte le aspettative e insegnare a noi stessi a vivere nel momento presente. Stabilisci i tuoi obiettivi. Se non li incontri subito, continua a tornare con un sorriso sul viso e goditi il ​​processo. Una pratica yoga, così come altre forme di forma fisica e benessere mentale, ci insegnano a lasciar andare. Lascia andare quello che pensi. Lascia andare il modo in cui pensi che “dovresti” fare ogni postura o come “dovresti” sentirti in ogni meditazione. Goditi il ​​viaggio.

Arriva sul tappetino con una mente e un cuore aperti. Sii pienamente presente nel modo in cui ti senti oggi, senza aspettarti di fare “meglio” dell’ultima volta. Fai solo del tuo meglio in questo giorno, con il corpo che hai, con tutto ciò che è nella tua mente e nelle tue emozioni, in questo momento. Ed sii felice di esserci. DI poterlo fare. Di tutte le cose incredibili che puoi VIVERE, piuttosto che concentrare la tua attenzione su cose che non puoi ancora fare. Perché quando iniziamo a vivere NEL momento presente, invece di porre l’accento su tutte le cose che ci aspettiamo che ci rendano felici in futuro, scopriremo che la felicità può essere vissuta solo in questo momento. Vivi per la felicità che puoi attingere qui ed ora.

È il viaggio che conta, non il risultato finale. Il processo per lavorare verso ogni nuovo obiettivo è qui e ora. Goditi il ​​percorso e vedi se riesci a liberarti dalle preoccupazioni per il risultato finale. La vita va vissuta, non pianificata. Coltiva gioia, fiducia nei passi che stai compiendo e negli sforzi che fai istante per istante. Cerca di sorridere e divertirti lungo la strada. E ricorda che noi possiamo occuparci di come vivere. Il PRE-occuparci ci leva solo la forza vitale di essere felici di vivere giorno per giorno.

Yoga e stili di allenamento

Come agisce la mente quando passiamo da uno sport conosciuto allo yoga

Crescendo e praticando vari sport, per tutta la mia vita, sono sempre stata attiva. Quando sono arrivato all’università, ho iniziato ad allenarmi con in palstra come mezzo per rafforzare il mio corpo. Sapevo che il sollevamento pesi e l’aerobica non erano l’unica forma di movimento che avrei potuto adottare per sostenere e migliorare il mio benessere fisico, ma volevo un corpo scolpito e volevo migliorare le prestazioni atletiche.

Così senza accorgemene sono rimasta bloccata nei “nostri modi convenzonali” di pensare. Fedele a ciò che sappiamo o con cui abbiamo familiarità. Il cervello umano è un maestro quando si tratta di intraprendere il percorso di minor resistenza e ricerca. Allo stesso tempo a 25 anni avevo provato la mia prima lezione yoga e subito mi sentii trasportata verso quel mondo….Ma sono rimasta nel percorso più conosciuto e familiare della paletra.  Del resto la familiarità è una qualità che ha aiutato la nostra specie a evolversi e sopravvivere per molti secoli, il che suona come una cosa grande. Giusto?

Per la maggior parte lo è, ma può anche essere dannoso in qualche modo. Possiamo ritrovarci a scendere gli stessi pendii familiari giorno dopo giorno, e più prendiamo lo stesso sentiero più profondi diventano quei solchi, più forti diventano quelle abitudini.

Questo vale anche per il nostro allenamento, che si tratti di sollevamento pesi, yoga, pilates, ciclismo o corsa. Tendiamo a fare ciò che sappiamo, ciò in cui siamo bravi e ciò che è diventato familiare, quindi i nostri punti di forza diventano più forti ma le nostre debolezze diventano più deboli e più suscettibili. Se facciamo continuamente gli stessi movimenti ripetitivi più e più volte senza diversità, quei muscoli e schemi di movimento che stiamo esercitando e “scanalando” diventeranno abusati nel tempo.

E questo è ciò che mi è successo quando ho cercato la prima serie di Astanga e ogni giorno mi sono misurata con essa per due anni. Certamente sono migliorata, ma con lentezza e non velocemente come ho fatto quando mi sono lanciata in percorsi inesplorati. Avevo scelto astanga perché avevo bisogno di sentirmi al sicuro in una routine piacevole, con una classe ed un’insegnante fantastica, dove man mano che crescevo mi sentivo sicura e appagata. Ma dopo due anni mi sono fatta male, rischiando la lacerazione del tendine di Achille.

Avevo dimenticato che la ripetitività è la ragione principale per cui si verificano gli infortuni, ed è qui che la maggior parte di noi si trova o si è trovata.

Quando a 25 anni scoprii gli asana yoga, fu una svolta. Nonostante praticare hatha yoga shivananda fosse stato troppo statico e fermo, reagii subito con pensieri pregiudizievoli. Lo yoga era una pratica dallo stile morbido che le donne facevano dai cinquant’anni in sù. Troppo lenta per me givoane e dinamica

Per fortuna, ho avuto ottimi mentori, un personal trainer e una cara amica, che mi ha incoraggiato a partecipare al mio primo corso per migliorare il mio stato psico-fisico e la flessibilità, elementi che sarebbero stati trasferiti alla pallavolo e allo studio. La mia amica ha frequentato con me la mia prima lezione. Ho adorato subito la disciplina e l’insegnante.  La mia amica è stato un esempio incoraggiante. Sono stata subito osservata per la mancanza di flessibilità e le lacrime in shavasana sono uscite subito. Ero incuriosita. Sono rimasto sorpresa da quanto fosse impegnativa la classe fisicamente e mentalmente, e allo stesso tempo mi sentivo come se fossi in grado di fare davvero un buon lavoro con molte delle posizioni grazie all’allenamento di forza, condizionamento, mobilità e coordinazione che avevo seguito facendo aerobica e attrezzi. Volevo di più! Quella lezione ha aperto la porta del mio cuore e della mia vita alla possibilità che  lo yoga diventasse il  pilastro della mia vita.

Anni dopo, mentre lavoravo negli Emirati, ho potuto prendere tutte le lezioni di yoga che volevo, il che è stata una benedizione. Fino a quel momento lo stile di yoga che avevo praticato maggiormente era Shivananda. Nei Paesi arabi ho sperimentato Astanga come pratica quotidiana.  Più faticosa, atletica e dinamica,  cosa che mi piaceva e paice moltissimo. Tutto questo è durato per quasi 10 anni, fino a quando  un mio collega mi portò a una lezione di yoga restorative e di Yin Yoga, soprattutto.  Non avevo idea che gli asana potessero essere così rilassanti e con l’ausilio dei supporti (bolster, cuscini, mattonicini e coperte) potessero farmi sentire come una bambina cullata nelle calde braccia di una madre amorevole. Pura beatitudine! Tuttavia, questo ritmo più lento di pratica ha suscitato molti pensieri e un certo disagio. Il tipo di disagio che provi quando sei solo in silenzio per periodi prolungati con nient’altro che te stesso. Il momento della verità in cui percepisci il tuo sè come il tuo migliore amico o il peggior nemico.

Quella sera fui presentato a un’altra dimensione del mio essere con la quale non avevo trascorso abbastanza tempo e mi aprì gli occhi. La mia prima epifania yogica. Non solo mi rendevo conto che avevo bisogno di trascorrere più tempo in solitudine con me stesso e con i miei pensieri, ma ero consapevole di quanto si sentisse bene il mio corpo dopo quella lezione. Sentimenti di ristoro, rilassamento e ringiovanimento, che erano tutti assenti nella mia formazione.

Intanto continuavo spinning e palestra ed il mio allenamento per la forza e il condizionamento stava dando molti benefici risultati. Il lavoro però consisteva principalmente nel contrarre intensamente e coinvolgere i muscoli, molta grinta e fatica, senza una maggiore stimolazione del sistema nervoso parasimpatico. L’equilibrio era carente nel mio allenamento e lo yoga “restorative” delicato è ciò che mi ha aiutato a trovare quell’equilibrio tra forza e flessibilità, maschile e femminile, yin e yang.

Più praticavo lo yoga dolce, yin e restorative, più prosperità stavo trovando nel mio allenamento di forza e condizionamento. L’esperienza di questa relazione simbiotica nel mio corpo e nella mia mente è stata un catalizzatore per il mio lavoro e servizio su questo pianeta. Condivido questa storia per incoraggiarti a uscire dai vecchi schemi e provare qualcosa di nuovo o sconosciuto.

Sappi che non sarà facile e che all’inizio potrebbe non piacerti perché ti sembra imbarazzante o forse ti senti un po’ impacciato o legato, e questo è del tutto normale. Uscire dalla nostra comfort zone e battere sentieri inesplorati è uno degli atti più belli che possiamo fare e ha in sé un tale potenziale di crescita ed espansione della consapevolezza che neanche immaginiamo. Beh! Non lo saprai mai se non ci provi. E se non ci provi avrai perso l’occasione per esplorare nuovi mondi. Credo sia importante scegliere le cose su base pratica e non teorica. Decidere che una cosa fa per noi perché la viviamo e non per sentito dire o per alimentare uno stupido pregiudizio.

Asthanga yoga

Se veramente vuoi diventare maestro yoga, devi andare oltre il Nepal.

Là vive Yogisvara Rama Mohan Brahmachari.

In lingua Gurkha esiste un libro chiamato Yoga Kuruntam,

un libro che riporta informazioni pratiche sullo yoga e la salute.

Se vai da lui potrai veramente il completo signifiato

degli yoga sutra di Patanjali .

(consiglio dato a Krishnamacharya da Ganganath Jha uno dei suoi insegnanti)

Le origini.

Sri Tirumal Krishnamacharya nasce nel 1888 da una famiglia di grandi insegnanti yoga nel sud dell’India. Apprese lo yoga dal padre. Dall’età di 12 anni apprese sansccrito filosofia vedanta e tarka con vari maestri. Nel 1916  dopo un lungo viaggio in Tibet arrivò in una località sperdua chiamata Mansarvar dove studiò con  Rama Mohan Brahmachari. Da lui apprese tutte le tecniche di hatha Yoga  e pranayama così come trasmesse nell’antico testo dello Yoga Kurunta che Krishnamacharya imparò a memoria. Ebbe inoltre la possibilità di comprendere bene e fino in fondo gli Yoga Sutra di Patanjali. Dopo circa sei anni Brahmachari congedò il suo allievo dicendogli di trasmettere lo yoga e sposarsi. Nel 1922 Krishnamacharya tornò nella società. Negli anni successivi divenne un grande esperto di yoga. Tra il 1924-25 egli divenne maestro yoga e consigliere del Maharaja di Mysore.  All’interno del palazzo crea la sua Shala. La sua fama di maestro severo legato alla tradizione era sempre più diffusa. Le tecniche di Vinyasa Krama (serie di posizioni ordinate in sequenza logica ed eseguita una dopo l’altra fino ad arrivare alla posizione di partenza) veniva insegnata ai bambini attraverso il conteggio  ove il comando Ekam (uno) indicava Samasthiti, Dwe (due)….I bambini apprendevano così più il numero che il nome degli asanas. All’epoca ai bmabini era considerato importante insegnare tutti gli asanas per dare loro agilità e padronanza del corpo attraverso vari tipi o livelli di pratica. Uno di questi era il Chikitsa Krama, yoga terapia e comprendeva le modifiche delle posizioni e gli esercizi di pranayama al fine di ridurre un certo problema fisico, serviva ad eliminare le impurità nei kosa (organi) e nadi (canali energetici).Nel 1934  scrisse per il maharaja Yoga Mikaranda in cui tutti gli asanas sono presentati in vinyasa krama, come veniva insegnato ai bambini…quindi conteggio e sequenze successive. La pratica dell’Ashtanga è stata codificata e divulgata in tutto il mondo durante il ventesimo secolo da Krishna Pattabi Jois. Questi, nato il 26 luglio 1915 in un piccolo villaggio dell’India meridionale, ebbe il suo primo contatto con lo yoga nell’autunno del 1927, all’età di dodici anni, quando assistette ad una “lezione-dimostrazione” in una scuola media con il maestro Tirumali Krishnamacharya. Divenne suo allievo e studiò con lui per circa venticinque anni. Nel 1937, Pattabhi Jois si sposò con Savitramma, la giovanissima figlia di uno studioso di sanscrito. Savitramma, poi conosciuta semplicemente come “Amma” (mamma), era stata la sua prima allieva e si dice che imparò da lui tutte le Serie dell’Ashtanga Yoga. Amma fu sempre una presenza preziosa per Pattabhi Jois, non solo come compagna nella vita, ma anche come “spalla” nell’insegnamento dello yoga e dei testi in sanscrito a esso relativi. La coppia ebbe tre figli – Saraswati, Manju e Ramesh – e tutti hanno imparato lo yoga fin da quando erano bambini, proprio come Pattabhi Jois e contrariamente a ciò che successe nella sua famiglia d’origine, dove nessuno tranne lui si interessò a questa disciplina.

La sequenza di apertura prevede una serie di 8 o 10 saluti al sole, seguita da asana in piedi e, infine, da una delle sei sequenze principali di posture.

– la prima serie (Yoga Chikitsa) ha lo scopo di disintossicare ed allineare il corpo

– la serie intermedia (Nadi Sodhana) ha lo scopo di purificare il sistema nervoso attraverso l’apertura dei cosiddetti “canali energetici”

– la serie avanzata (Stira Bhagah Sampta), che richiede una buona dose sia di forza che di umiltà, ha lo scopo di integrare forza e grazia. Di quest’ultima serie esistono 4 varianti (A, B, C, D), per un totale di 6 sequenze predefinite, una differente per ogni giorno della settimana, incluso il giorno di riposo; l’ashtanga incoraggia infatti la pratica quotidiana.

Yoga, dimagrimento, cellulite

“Impara a distaccarti da tutto ciò che temi di perdere.”

(Yoda- Star Wars)

Tempo d’estate.  Si percepisce nell’aria. Voglia di mare, di vacanza ma anche di un corpo sodo, tonico e soprattutto, per noi donne, snello. Rincorriamo le diete e i trattamenti del momento senza seguire una logica specifica. Si ascolta l’amica, il web, l’influencer oppure qualche medico. E così facciamo senza rendercene conto per anni. Fino a quando all’improvviso, in quei momenti topici tra i 40 anni o i 50 il corpo si ferma e ci presenta il rendiconto della nostra gestione.

A qualcuno capita allora il blocco del peso corporeo. La frase celebre? “Sarà la menopausa”. A nulla valgono le ore spese in palestra, le diete, i buoni propositi, i massaggi e le apparecchiature specifiche per “distruggere il grasso”.  Calma piatta. E gli anni passano e i chili si accumulano così come i centimetri di adipe. Andando in palestra aumentano muscoli e tono muscolare. E la cellulite di rompe e si spezza.

E la situazione tende a peggiorare. Se effettui una BIA, Bioimpedenziometria, una delle più veloci e precise tecniche di misurazione e valutazione della composizione corporea, potrebbe verificarsi che presenti un obesità di secondo livello con una massa magra più alta della media. Presentando un quadro di analisi perfetto e un’alimentazione sana verrai dichiarato obeso sano. Più fai diete e più aumenta il peso dopo una perdita iniziale. Allora la disperazione in noi cresce sempre di più. Cosa sta succedendo allora? Donna, hai avuto gravidanze e soprattutto presenti cellulite e una costituzione a pera, quasi sempre intervengono due fattori: la genetica e gli adipociti. La medicina ha fatto passi da gigante nella lotta alle patologie specifiche quali tumori, ad esempio.

Ma la costituzione genetica e l’ereditarietà si manifestano sempre. Se le nostre madri e nonne avevano certi problemi potremmo ereditarli.

Una cellulite al terzo e quarto stadio è definita oggi una vera e propria patologia e l’edema che si presenta è un’infiammazione.

Pertanto innanzitutto occorre seguire un tipo di alimentazione che sia antinfiammatoria e rivolgersi ad un nutrizionista/dietologo.

Se presenti una cellulite di qualsiasi forma essa sia, l’attenzione va agli estrogeni che affaticano il fegato. Congiuntamente cicli di mesoterapia e carbonsifer, 𝘊𝘳𝘺𝘰𝘴𝘤𝘶𝘭𝘱𝘵, massaggi drenanti e tonificanti completeranno l’opera assieme ad una mirata attività fisica adatta a noi.

MIRATA. La scelta non è solo legata al gusto personale o alla moda del momento. Occorre studio, competenza, la pratica delle varie discipline sportive nonché conoscenza della persona interessata per consigliare che tipo di sport fare. Tra le discipline c’è lo yoga e lo yoga fa dimagrire come tutte le discipline corporee. Molti praticando yoga assiduamente con frequenza tre, quattro volte a settimana sono dimagrite. Dipende dalle persone e dalla sua storia.

Lo yoga non è una  pratica di supporto alle altre discipline. Ci sono periodi della vita o fasi in cui ci sentiamo bene nel fare Jogging, biciletta, spinning … e yoga.

Se ad esempio abbiamo una cellulite al terzo stadio e pratichiamo corsa, rischiamo la rottura delle cellule adipose. Inizialmente avremo un livellamento dell’adipe e una diminuzione notevole del peso corporeo. Penseremo di aver sconfitto la cellulite ed essere dimagriti, dimenticando che in natura nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma. Rimanendo sull’esempio corsa, alla prima interruzione,  la cellulite si presenterà più forte di prima. Perché? Occorre distruggere le cellule adipose e cambiare stile di vita.  Interrompere il ciclo di formazione della cellulite età, ormoni, alimentazione, circolazione sanguigna, fitness, stress ossidativo, stress di vita e piscofisico.

Cosa fa lo yoga?

Per incominciare esistono stili di yoga dinamico conosciuti come Vinyasa, Astanga e Power yoga. Ci fanno sudare, creare tono muscolare e definiscono il muscolo secondo la sua linea naturale, senza pompare o alterare. I risultati restano prolungati nel tempo, come qualsiasi tipo di lavoro svolto con lo yoga. Tutto ciò con l’aumento della flessibilità ed elasticità corporea, e allungamento dei legamenti e delle catene muscolari.

Lo yoga permette anche di arrivare subito al nocciolo del problema, al perché siamo ingrassati grazie alla meditazione, alla respirazione e la scoperta del nostro “guru interiore” attraverso lezione di Yin Yoga e Hatha. Un percorso magico in cui faremo un lavoro profondo e completo su noi stessi. Alla fine di esso saremo guariti, non semplicemente dimagriti.

Quanto tempo ci vuole?

Dipende da due fattori: quanto tempo dedichi alla pratica e come la fai. Presenza percezione e consapevolezza devono essere attivi per tutta la lezione così come la capacità di lasciarsi andare, abbandonare giudizio, arroganza, critica su noi stessi e ostinazione a dimagrire/levare la cellulite….l’attaccamento.

Cosa intendi per attaccamento?

Volli fortissimamente volli… Non funziona. Oppure: la mia felicità dipende solo se dimagrisco oppure se non ho la cellulite.

La nostra felicità vera e profonda dipende solo da noi stessi e dal nostro amore per la vita. Dal sentirla fluire dentro di noi. Non da come siamo o da ciò che realizziamo o dalle persone che amiamo. Più il nostro mood interiore è in questa dimensione easy-fusion più i risultati saranno immediati e visibili a noi stessi. Spesso il primo passo è creare questa condizione interiore, da cui parte tutto il percorso.  Ed è questo l’elemento che rallenta il beneficio desiderato…

Lo yoga non è solo un processo di consapevolezza ma di guarigione e pulizia dei nostri sensi. Dopo anni di pratica ci rendiamo conto di aver modificato completamente gusti, aspettative, desideri e immagine di noi stessi. Vincere sulla cellulite per uno yogi è solo un dei diversi modi che ha uno yogi per attivare questo processo per per invecchiare al meglio, cercando di preservare circolazione sanguigna, sistema linfatico, mobilità articolare e lucidità mentale.

BISHNU CHARAN GHOSH

(Noto come BC Ghosh. 24 giugno 1903-9 luglio 1970)

Le origine del Bikram yoga.

Fratello minore dello yogi Paramahansa Yogananda (yogi e leader spirituale della scuola Ananda) Era un bodybuilder bengalese e Hathayogi. Il guru dei loro genitori era Lahiri Mahasaya, maestro di Kriya Yoga . Con Lahiri ci troviamo nella tradizione classica dello yoga, nel lignaggio  direttamente connesso al guru primordiale Babaji e alla tradizione degli 18 Siddha, ai quali risale e Patanjali degli Yoga Sutra. Yogananda introdusse Ghosh allo yoga presso la sua Ranchi School for Boys nel Bengala. Fu uno dei primi sette alunni. Oltre alla serie di 84 asana “Yogoda” di Yogananda raccolti da diverse fonti, suo fratello gli insegnò l’esercizio di isolamento dei muscoli addominali tradizionalmente usato nell’hatha yoga come purificazione ( shatkarma ) noto come nauli.  Yogananda aveva usato l’esercizio per impressionare il pubblico occidentale con il suo controllo muscolare. Nel 1923, all’età di vent’anni, Ghosh aprì il College of Physical Education a Calcutta, oggi gestito dalla nipote Muktamala Ghosh con il nome di Ghosh’s Yoga College. Nel 1925 si formò in educazione fisica all’Università di Calcutta, insegnato secondo la cultura fisica tradizionale (medievale) indiana di allenamento, dieta e stile di vita. L’attrezzatura consisteva in pietre “nali” ruvide con un foro da utilizzare come manico. Nel 1930 pubblicò il suo libro Muscle Control , che faceva molto affidamento sull’omonimo libro del 1913 del bodybuilder tedesco Maxick ( Max Sick ). Il documentario presente si Netflix dedicato alla storia di Bikram, spiega chiaramente come questi abbia preso il patrimonio del suo maestro e lo abbia esportato nel mondo. “Ghosh Yoga” è un insieme di valori e tradizioni tramandate da Bishnu Charan Ghosh. In generale, gli obiettivi del metodo ideato da Ghosh è la salute del corpo e la quiete della mente. È  caratterizzato dall’uso della quiete durante e immediatamente dopo posture yoga intense. Questo sistema di tensione e rilascio sottolinea il rilassamento tra i periodi di sforzo. Praticamente abbiamo un lavoro yogico opposto al vinyasa e all’asthanga, stili yoga che inseriscono  una parte del Saluti al Sole A (jump in back- Plank Kumbaka. Adho muka svanasana- urhua muka svanasana e Jump trough vinyasa)  quale collegamento tra le posture. Ghosh  utilizza semplici esercizi terapeutici per mobilitare e rafforzare ogni area del corpo, dagli occhi fino alle dita dei piedi, compresi gli organi interni e i sistemi muscolari. In questo modo, assomiglia alla terapia fisica. Usa posture (asana) per portare grazia e controllo al corpo e calma alla mente. Utilizza esercizi di respirazione (pranayama) e meditazione  per ridurre lo stress e l’ansia e iniziare il percorso della spiritualità. Per molti decenni, variazioni di queste pratiche dalla regione del Bengala di Calcutta, in India, sono state tramandate attraverso Buddha Bose, Gouri Shankar Mukerji, Monotosh Roy, Biswanath Ghosh, Karuna e Jibananda Ghosh, Bikram e Rajashree Choudhury, Prem Sundar Das Tony Sanchez e Muktamala Mitra. In India e in Giappone, il Ghosh yoga è sempre stato individuale con prescrizioni individuali per ogni allievo perché ogni persona /studente ha esigenze e limitazioni diverse e il compito dell’insegnante di yoga è quello di prescrivere a ogni studente gli esercizi, gli asana e le meditazioni appropriati per curare i propri disturbi e sviluppare il proprio potenziale fisico, mentale e spirituale. Quando in occidente è arrivato Bikram Choudhury negli anni ’70, questo yoga ha assunto una forma leggermente diversa. È diventato basato su asana (invece di esercizi terapeutici), fisicamente impegnativo con una  sequenza aperta a classi di allievi. Tutti gli studenti di Bikram, compresi quelli che ora sono insegnanti rispettati a pieno titolo, come Tony Sanchez, Jimmy Barkan, Emmy Cleaves, Craig Villani ed Esak Garcia, seguono questo modello di pratica degli asana in sequenza “26+2”. Un’indagine sui testi di spicco di questo lignaggio rileva  113 posture  in totale, oltre a circa 115 esercizi terapeutici che vengono ancora insegnati al Ghosh’s Yoga College di Calcutta. Ciò include le istruzioni dal testo di Bose del 1938, il testo del 1963 del Dr. Mukerji, il libretto di Ghosh del 1961, il libro degli anni ’70 di Monotosh Roy e il testo del 2004 del Dr. Das. Anche se questo lignaggio trae il suo nome all’inizio del 1900, molte delle sue filosofie sono tradizionali, tratte da testi e scuole di pensiero che esistono da centinaia o migliaia di anni. Alcune delle storie più ovvie provengono dalla Gheranda Samhita , un testo tradizionale del 1700 circa, che si pensa sia stato scritto in Bengala. Questo testo descrive 32 asana , 23 delle quali sono presenti negli insegnamenti di Ghosh e dei suoi studenti.

SCIENZA MODERNA

Alcuni degli studenti più importanti di Ghosh, vale a dire il dottor Gouri Shankar Mukerji, furono precursori nella combinazione di yoga e scienza occidentale. La tecnologia è andata avanti negli ultimi 200 anni con la sua capacità di monitorare e misurare cose come la pressione sanguigna, il metabolismo, la frequenza cardiaca, l’utilizzo di ossigeno e le onde cerebrali. È importante per noi yogi assimilare la conoscenza della scienza, sia dove rafforza le pratiche yoga tradizionali, sia dove le contraddice.

Per approfondimenti:

https://www.ghoshyoga.org/blogs/the-continuing-story-of-buddha-bose

BUDDHA BOSE

Alle origini del Bikram Yoga

BUDDHA & BISHNU

Buddha Bose nacque nel 1913, nello Sri Lanka, mentre suo padre indiano e madre inglese viaggiavano da Londra a Calcutta. Sua madre sarebbe rimasta in India solo per 5 anni prima di tornare a Londra, lasciando indietro il giovane Buddha. È cresciuto nella zona di Garpar di Calcutta, a un isolato dalla casa di Ghosh dove vivevano Yogananda e Bishnu. Bishnu Ghosh si riferiva a Buddha Bose come suo nipote e Buddha chiamava Bishnu “Babu” o zio. Nel 1929, quando aveva 16 anni, Buddha iniziò il suo serio allenamento fisico sotto Bishnu. Buddha è descritto nel libro del 1930 di Bishnu Ghosh, Muscle Control, esibendo i movimenti di controllo dello stomaco e le variazioni difficili di nauli e uddiyana bandha. Nel 1931, Buddha scrisse una lettera a suo fratello Dennis a Londra, dicendo che era completamente concentrato sullo sviluppo delle sue capacità sotto Bishnu Ghosh.

SVILUPPARE UN SISTEMA

Alcuni anni dopo, ma prima del 1935, iniziarono a concentrarsi sullo sviluppo di un sistema completo di yoga. La storia racconta che mentre viaggiava in India in macchina e si esibiva nel controllo muscolare a una mostra, Buddha indicò una persona che faceva yoga e disse: “Questo è il sistema fisico dell’India” e Bishnu rispose: “Vuoi imparare lo yoga?” Bishnu aveva imparato le tradizionali posture sedute e Yogoda alla scuola Yogananda a Ranchi quando era giovane, e Buddha fu in grado di imparare di più dallo Yoga Mimamsa di Kuvalayananda. Il loro metodo prevedeva anche l’andare a cercare yogi negli eremi e nei villaggi. L’ampio studio di Buddha e Bishnu sul sistema yogico portò al loro viaggio in India con Yogananda nel 1935-36, e poi in Europa e in America nel 1938-1939. Dopo il tour in Germania e Londra partirono per gli Stati Uniti, dove hanno tenuto dimostrazioni con lezioni nelle università lungo la costa orientale. Poi andarono a Los Angeles e rimasero con Yogananda, eseguendo e insegnando asana e pranayama agli occidentali negli ashram.

84 ASANAS – IL MANOSCRITTO PERDUTO

Nel 1938, prima di lasciare Calcutta, Buddha scrisse la prefazione e completò il 95% delle istruzioni da includere negli asana. All’arrivo a Londra, nel 1939, eseguì davanti alla telecamera la serie estesa di asana perfezionata negli anni precedenti, che comprendeva 96 foto. Questa raccolta, di 84 asana e 10 mudra, non è mai stata pubblicata interamente. Invece, un manuale per principianti di 24 asana fu pubblicato più tardi nel 1939, quando tornò a Calcutta. Gli anni ’30 fino all’inizio degli anni ’40, fu il “periodo d’oro” della pratica degli asana di Bishnu Ghosh e Buddha Bose. Questa collezione del 1938 cattura il momento in cui è stato sviluppato l’intero sistema di yoga. L’hanno spostato oltre le tradizionali posture padmasana per includere asana in piedi, sdraiati e seduti, oltre alle pratiche mudra. Il duo ha vissuto insieme per decenni al Ghosh Yoga College in Rammohan Road. Buddha Bose sposò la figlia maggiore di Ghosh. La famiglia Ghosh ha vissuto al 3 ° piano e la famiglia Bose al secondo piano, dagli anni ’30 fino alla scomparsa di Bishnu Ghosh nel 1970.

CAMBIAMENTO – GLI ANNI ’40

Dopo il loro ritorno in India, nel 1940, le cose cambiarono rapidamente, con tumultuosi eventi personali e sociali che alterarono il fulcro del loro sistema yogico. La loro attenzione si è spostata dallo sviluppo personale lungo il percorso spirituale, a un sistema più focalizzato sulla terapia che serviva i bisogni delle persone. In effetti, è per questo che l’intero album non è mai stato pubblicato. A quel tempo, con la carestia del Bengala, la seconda guerra mondiale e un movimento per l’indipendenza in India, la pratica avanzata non era vista come al servizio di più dell’1% della popolazione.

Questa collezione del 1938, che aveva dedicato a suo zio Edward in Inghilterra, era a Londra, con la famiglia britannica di Buddha, fino a quando non fu venduta alla fine degli anni ’80 e finì in una vendita di proprietà a San Francisco. Da allora è stato con un collezionista d’arte del periodo degli anni ’30. A Londra, per 50 anni, un paio di bambine avevano sfogliato le pagine, tentando di imitare le forme di “Zio Buddha”. Fortunatamente, le foto hanno avuto copertine nel corso degli anni e sono ancora per lo più in ottime condizioni

AI GIORNI NOSTRI

Attualmente in occidente, dove la maggior parte di ciò che viene praticato e insegnato deriva dal sistema iniziale di 26 posture di Bikram, ci sono innumerevoli persone che vogliono uno sguardo a questo yoga da una prospettiva storica e avanzata, che offre il libro di Buddha Bose.

Il lettore scoprirà che l’istruzione è desiderosa di sviluppare una pratica personale. Non si concentra tanto sul fare 84 asana quanto sul perfezionarne alcune, e poi aggiungerne di più difficili una volta raggiunta la padronanza. La progressione include un focus sull’aumento della durata e delle ripetizioni di un singolo asana piuttosto che sul fare una moltitudine di asana in rapida successione.

Il sistema di Ghosh e Bose cerca di aumentare l’oscillazione tra tenere un asana per una durata maggiore, seguita da un riposo completo nella savasana per una durata maggiore. Ad esempio, in un asana, Bhujangasansa (Cobra), le indicazioni sono di tenere l’asana per 30 secondi, quindi riposare in savasana per 30 secondi, ripetendo questo cinque volte. Una volta padroneggiato, lo studente passa a 1 minuto di tenere l’asana e 1 minuto di savasana; e nel tempo, aumentando la durata a 3 minuti di trattenere l’asana.

Per coloro che in Occidente praticano diligentemente da anni un unico sistema di 26 asana in calore generato, il sistema di Ghosh e Bose ci incoraggia a chiederci: siamo pronti ad andare oltre l’essere un principiante? Un sistema di asana e savasana ci spinge a praticare le direzioni avanzate stabilite da Bose e Ghosh.

Nel 2015 Goshyoga center ha pubblicato un manoscritto di 84 asana e 10 mudra di Buddha Bose, entusiasti e ispirati dall’opera di Bose e BC Ghosh negli anni ’30. Il libro è stato pubblicato nella sua forma incompleta, e forse proprio per questo, il libro è una visione grezza e non sdolcinata dello yoga di quel tempo.

Recentemente, lo Yoga Cure Institute, scuola di yoga fondata da Bose e tuttora gestita dalla figlia Rooma, ha pubblicato un avviso su alcuni “grandi errori” nel libro, promettendo di pubblicare una versione completa e “autentica” del libro, aggiornata da Rooma. Di seguito è citato dal loro sito web:

” Autentiche 84 Asana – The Legacy of Buddha Bose della Yoga Therapist Mrs. Rooma De nee Bose ….. Di prossima pubblicazione … Alcuni sostengono che il libro sia andato perduto. Ma il fatto è che il manoscritto “84 Asana” di Buddha Bose non è andato perduto. In realtà era il manoscritto rifiutato dall’autore. A causa di alcuni gravi errori nel manoscritto, l’autore Buddha Bose non ha mai pubblicato le Asana ’84 “.

Sebbene sia impossibile conoscere la verità completa, ci furono indubbiamente altre circostanze che portarono alla non pubblicazione del manoscritto di Bose: la sua svolta verso la spiritualità, la seconda guerra mondiale, la scuola Ghosh che si espandeva in Giappone, l’incidente aereo di Bose nel 1947 e la successiva guarigione al Holy Kailash, la morte di Ghosh (1970) e la scissione delle famiglie. Forse anche la disapprovazione di Yogananda, che alla fine diede a Ghosh il permesso di insegnare yoga negli anni Quaranta. Bose non ha mai pubblicato un altro libro sullo yoga, nemmeno una versione corretta o aggiornata del manoscritto.

Per approfondire:

https://www.ghoshyoga.org/blogs/the-continuing-story-of-buddha-bose

Insegnante Yoga- Una professione

Spesso capita di ascoltare gli allievi lamentarsi del costo delle lezioni e del motivo per cui devono pagare le lezioni yoga. In India le lezioni sono a offerta libera. Il maestro non cerca denaro e vive dei doni degli allievi. Denaro e cibo.

In Italia il condizionamento sociale, giuridico e fiscale é fortissimo.  Ogni centro di yoga o palestra ha tariffe fisse. Tutto viene “venduto”!

All’inizio di questo lavoro ho avuto grosse difficoltà finanziarie, come tutti. Ricordo ancora i sacrifici immensi per seguire corsi di aggiornamento o lezioni con insegnanti più esperti. Dopo alcuni anni avrei potuto, e dovuto, richiedere compensi maggiori. Non lo so fare! Non so quantizzare economicamente il costo di questo impegno. È una mia difficoltà. Da ciò entro in un loop dove mi sento inadeguata, piccola e impotente e mi colpevolizzo. Mi avvilisco e poi mi sento una stupida.

Un giorno ho avuto “un’illuminazione”. Spostare la mia mentalità  (la focale interiore) dalla autocommiserazione, impotenza e paura, in direzione dell’abbondanza. Mentalmente, ho iniziato a classificare lo yoga come “spiritualità e beneficio” e non come lavoro o esercizio fisico. Questo mi ha aiutato a dare libertà al mio cuore e insegnare facendo nascere il mio impegno dalla libertà e dall’ amore, non dalla mancanza e dai limiti che ho dentro. Avevo sottovalutato l’importanza dell’atteggiamento interiore quale valore aggiunto nell’approfondire il rapporto che abbiamo con la fonte del benessere e della felicità.

Quello che è successo subito dopo è stato davvero sorprendente! Improvvisamente sono stata subissata dalle richieste di collaborazioni professionali, ho iniziato a ricevere compensi maggiori, riconosciuti dagli stessi “datori di lavoro”. Prima che me ne rendessi conto, i soldi che guadagnavo facendo ciò che amavo superavano ciò mai avrei pensato possibile! Mentre stava avvenendo questo importante cambiamento, mi sono reso conto che il cambiamento era avvenuto dentro di me. Avevo un braccialetto che mi ricordava l’intenzione (sankalpa): ABBONDANZA, e l’ho indossato per diverso tempo a ricordarmi questo. Questa specie di illuminazione, questa profonda intuizione era nata dall’osservazione della mia mente e della mia storia, mentre meditavo.

Ho iniziato a pensare al mio passato. Sono cresciuto con la mentalità di non spendere soldi e risparmiare per tempi di crisi. Mangiare tutto ciò che ho nel piatto. Fondamentalmente vivere nella paura di rimanere senza soldi. Questo trauma mi ha accompagnato per tutta la mia vita. Ora che ho lasciato andare questo modo di pensare condizionante, mi sento una persona nuova. Più ispirata. Più viva. Più libera!

Spero che la condivisione di questa scoperta possa connettersi con qualcuno là fuori. Il mio desiderio è che ci siano sempre possibilità di yoga per tutti, specialmente per coloro che ne hanno veramente bisogno. Nel mondo degli affari e dello yoga, che è un po’ “come mescolare olio e acqua”, sta a tutti noi mantenere viva l’integrità dello yoga. Allo stesso tempo abbiamo bisogno che la professione di insegnante yoga (e quelle di tutti gli istruttori sportivi) abbia un riconoscimento giuridico nello stato italiano come categoria professionale. Soprattutto quando da più di un anno ci impediscono  di lavorare in zona bianca, arancione e gialla. Siamo stati vessati e definiti “non essenziali”, ledendo la nostra dignità personale e professionale. A noi quindi cambiare la storia e farci riconoscere per ciò che siamo. Riparto quindi dal cambaire la natura del mio pensiero, dal riconoscermi per chi sono e che professione svolgo e il contributo che ciò porta alla collettività.

BIKRAM YOGA-HOT YOGA

È uno stile di yoga che prende nome dal suo fondatore Bikram Choudhury, ancora vivente.

Bikram è un personaggio contraddittorio. Considerato dai suoi allievi tanto guru quanto mostro.

Il Bikram yoga si è diffuso negli Stati Uniti negli anni ’70. La sua culla è stata Los Angeles dove Bikram Choudhury  ha creato un impero milionario poi crollato con tre condanne per violenze sessuali.

Ogni essere umano ha le sue profonde contraddizioni, e Bikram le ha svelate pienamente.

Bikram oggi vive tra la Thainlandia e il Mexico. È fuggito dagli Usa con il suo patrimonio lasciando la comunità Bikram lacerata.

Dopo questi eventi molte scuole Bikram Yoga hanno cambiato il loro nome in HOT YOGA. Questi allievi hanno ritrovato un loro equilibrio e rafforzato la loro identità approfondendo le basi della loro pratica e cercando nello yoga classico e nel Gosh Yoga le basi al metodo diffuso da Bikram.

Siccome notizie su lui e il metodo sono presenti sul wikipedia, sul web  e su netflix, qui tratterò alcuni punti che desidero sottolineare.

 Il maestro di Bikram

Bikram da giovanissimo frequentò College of Physical Education, a Calcutta, fondato da Bishnu Charan Ghosh (24 giugno 1903-9 luglio 1970), noto come BC Ghosh. Era un bodybuilder bengalese e Hathayogi . Notizia di rilievo: era un fratello minore dello yogi Paramahansa Yogananda,  yogi e leader spirituale della scuola Ananda.

Il guru dei loro genitori era Lahiri Mahasaya, è stato un filosofo, religioso, mistico e guru indiano, discepolo del Mahavatar Babaji, che diffuse la scienza spirituale del kriyā Yoga nell’epoca moderna. Con Lahiri ci troviamo nella tradizione classica dello yoga, nel lignaggio  direttamente connesso al guru primordiale Babaji e alla tradizione degli 18 Siddha, Nel cui lignaggio  troviamo direttamente Patanjali degli Yoga Sutra.

Yogananda introdusse Ghosh allo yoga presso la sua Ranchi School for Boys nel Bengala. Fu uno dei primi sette alunni. Oltre alla serie di 84 asana “Yogoda” di Yogananda raccolti da diverse fonti, suo fratello gli insegnò l’esercizio di isolamento dei muscoli addominali tradizionalmente usato nell’hatha yoga come purificazione (shatkarma ) noto come nauli.  Yogananda aveva usato l’esercizio per impressionare il pubblico occidentale con il suo controllo muscolare. Nel Ghosh 1930 pubblicò il suo libro Muscle Control.

Il documentario presente su Netflix dedicato alla storia di Bikram, spiega chiaramente come questi abbia preso il patrimonio del suo maestro e lo abbia esportato nel mondo.

La svolta di Bikram.

Choudhury nella sua fase di bodybuilder ebbe un grave infortunio che curò praticando yoga con il suo maestro. In quel periodo Ghosh favorì con la pratica yoga anche la graduale riduzione della massa muscolare di Choundhry. Questi promise al suo maestro di diffondere questo metodo yoga nel mondo. Anni dopo  Bikram si è attribuito la paternità della sequenza “26 posture + 2 esercizi di pranayama” praticato in una sala preriscaldata a 35-40°, quenza.

Buddha Bose, anch’egli allievo di Ghosh, attribuisce invece la sequenza a Ghosh. Le domande restano aperte, almeno alla scrivente che ha solo letto sugli eventi e praticato solo  bikram Yoga ma mai Ghosh yoga (come oggi si trova sul web).

Bikram ha fatto un personale sincretismo delle 84 asanas di Ghosh creando una sequenza definita “magica”dai suoi praticanti? Oppure l’ha solo clonata e ci troviamo di fronte ad un’impropria attribuzione di paternità?

Differenze e analogie  tra metodo Gosh e Bikram

Entrambi i metodi considerano lo yoga “cura del sistema corpo-mente-spirito”.

Il Ghosh yoga è sempre stato individuale con prescrizioni personalizzate. Il compito dell’insegnante di yoga è quello di prescrivere a ogni studente gli esercizi, gli asana e le meditazioni appropriati per curare i propri disturbi e sviluppare il proprio potenziale fisico, mentale e spirituale. Lo yoga è una fusione alchemica tra fisioterapia, ginnastica, psicoterapia/cura dell’anima.

Il Bikram yoga è basato su asana, fisicamente impegnativo, con una sequenza fissa aperta a classi con moltitudine di  allievi. L’insegnante guida le lezioni con un linguaggio anche  prosaico e villano.  Da fisioterapia si è così trasformato in uno yoga di tendenza, velato di magia/misticismo dove l’insegnante ha assunto un ruolo centrale. La focus word della lezione non è lo yoga ma il guru. Da ciò la nascita del leader, la sua ascesa a mito e la sua destituzione.

Osservazioni sulla sequenza.

Nel video presente su netflix ricorre il spesso l’espressione “sequenza magica”.

Personalmente ho avuto alcune esperienze di Bikram. Una volta in shala con allievi e poi da sola a casa con diversi video. La sequenza presenta asanas di facile esecuzione per tutti i livelli di praticanti. Lavora direttamente su tutto il sistema endocrino, in particolare tiroide e ipofisi (ghiandola timo). Ad ogni asana non segue subito una contro-postura per compensare il lavoro. Questo dipende moltissimo dall’insegnante che guida e dal suo approccio al bikram yoga. L’utilizzo dell’aria calda e della temperatura tra i 35-40° è la chiave di volta. Il caldo ammorbidisce le articolazioni. Il sangue fluidifica rapidamente e il calore consente un lavoro maggiore sulla ritenzione idrica, l’artrosi, l’osteoporosi in fase iniziale e media, obesità anche al 3 stadio. Artrosi e artriti migliorano rapidamente. Importantissimo è come ci si copre dopo la lezione e soprattutto seguire un piano nutrizionale adatto a queste patologie. Non è indicato per chi soffre di ipertensione, cardiopatia, portatori di pacemaker, problemi di natura psicologica, anche in fase iniziale.

Come ogni pratica a schema fisso allena la disciplina. Rafforza schemi mentali e carattere del soggetto. Sconsiglio la pratica Bikram alle persone abitudinarie che hanno un cattivo rapporto con elasticità e fluidità mentali.

Sconsiglio la pratica da soli, soprattutto se si non si ha una consolidata esperienza Yoga e una pratica giornaliera. Come l’ashtanga, praticato in shala con una classe di allievi, dona un’energia incredibile. La pelle dopo la lezione è sudata, ma morbida, pulita e più chiara.

YOGA E STRESS

Ai giorni nostri siamo esposti costantemente a miriadi di informazioni, notifiche e messaggi, virtuali e reali. Questo mare di “notizie” ha un profondo effetto sul nostro sistema mente-corpo-spirito. In particolare gli effetti sono visibili sul nostro sistema nervoso. Tensione muscolare, dolore, irritabilità, difficoltà a dormire sono chiari segnali del fenomeno chiamato stress.  

Lo stress ha un effetto a cascata in tutto il nostro corpo.  Quando è  acuto, la nostra digestione rallenta, la respirazione diventa più rapida, la frequenza cardiaca e la pressione sanguigna aumentano e il sistema immunitario viene rallentato, rendendo più difficile combattere fenomeni semplici come il raffreddore.

La risposta allo stress esiste in tutto il regno animale. In caso di attacco di un predatore, si manifesta con l’aumento della pressione sanguigna per preparare l’animale alla fuga. E’ normale. Ma un aumento della pressione sanguigna ogni volta che rimani bloccato nel traffico, oppure che ricevi una notifica dall’ufficio oppure un’e-mail dal tuo capo sono chiare manifestazioni di uno stress cronico.

La cosa peggiore è che, attraverso il potere della nostra mente, auto-generiamo stress. 

Lo facciamo preoccupandoci del risultato di eventi futuri, anticipando il destino e l’oscurità, pronosticando eventi disastrosi, alimentando la lamentela e il pensiero negativo.

Gli esseri umani sono unici nel regno animale per questa capacità di auto-generare stress senza alcun input esterno. Semplicemente attraverso le proprie emozioni e pensieri.   .

Lo stress cronico ci pone in uno stato di iper-vigilanza, chiamato anche “fight flight freeze”(traducibile con lotta contro il congelamento del volo).   Questo è uno stato di iper-vigilanza del nostro sistema nervoso che attiva il nostro sistema corpo all’azione.   Ci tiene pronti all’azione di fronte al pericolo. Quando entriamo in “fight flight freeze” il  sistema simpatico [il “guerriero” iper-vigile presente in noi] si attiva e agisce..

Il sistema nervoso simpatico si connette a tutti i nostri principali organi, muscoli e tessuti e nella morsa dell’ipertensione fa battere più forte il nostro cuore e ci aiuta a essere pronti per il pericolo.   Il sistema per opporsi è attivare il sistema parasimpatico [il guerriero pacifico].   Il sistema nervoso parasimpatico calma la risposta allo stress e ci aiuta ad ammorbidirci, a mollare le tensioni.

Una parte vitale del sistema nervoso parasimpatico è il nervo vago, il nervo cranico più lungo del nostro corpo!   Questo nervo viaggia dalla base del nostro cervello all’area della pancia.   È collegato al cuore, ai polmoni, al tratto digestivo e ha una comunicazione a due vie.   Ciò significa che il nostro cervello riceve informazioni da questi organi ed a sua volta comunica direttamente con questi organi.   Questo è il motivo per cui qualcosa di semplice come respiri diaframmatici, lenti e profondi, sono molto potenti e ci aiutano.

Sviluppare la consapevolezza dello stato interno del nostro corpo è la chiave per gestire lo stress.   Questo è uno dei tanti motivi per cui lo yoga ha un effetto così potente sulla riduzione e la gestione dello stress.   Attraverso la pratica sviluppiamo strumenti per rafforzare il “guerriero pacifico” del sistema nervoso parasimpatico, soggetto principale nella gestione della nostra risposta agli eventi quotidiani.

Ecco alcuni suggerimenti per aiutare a gestire lo stress quotidiano:

  • Fai tre respiri profondi della pancia quando noti che lo stress si manifesta nel tuo corpo.
  • Dopo un breve riscaldamento con saluti al sole A e B incomincia a creare i tuoi Virabadrasana 1, 2, 3. Warrior Reverse (Viparita Virabadrasana) e Il “Guerriero Umile”(in sanscrito ha vari nomi: Akarna Dhanurasana, Bakti virabadrasana, Badda virabadrasana). Resta in ogni posizione per più respiri. Attiva presenza, percezione e consapevolezza nell’ascolto di te stesso in queste posizioni. PROVA una seconda volta ad attivare l’ ascolta dei tuoi “guerrieri” passando in modo dinamico da un guerriero all’altro…
  • Ogni settimana pratica almeno una lezione di Yoga lento: Yin, Restorative o Gentle.
  • Medita ogni giorno. Crea un tua morning routinee rendila una priorità.   Anche 5 minuti fanno la differenza!

Per approfondimenti suggerisco:

https://www.marilenacremaschini.it/freeze-flight-fight-e-fright/

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